Pagamenti contactless: sono davvero sicuri? Miti e verità
Basta avvicinare la carta al terminale e il gioco è fatto: niente PIN, niente firma, niente attese. I pagamenti contactless hanno conquistato milioni di italiani, ma con la diffusione di questa tecnologia sono esplosi anche i timori legati alla sicurezza.
Furti invisibili in metropolitana, clonazioni a distanza, POS pirata nascosti nelle tasche dei malintenzionati: quanto c’è di vero in tutto questo?
Come funziona davvero la tecnologia contactless
Prima di parlare di rischi, vale la pena capire cosa succede quando avvicini la carta al terminale. La tecnologia NFC (Near Field Communication) è una forma evoluta della più nota RFID e permette a due dispositivi di comunicare tra loro, ma solo a distanze brevissime. Stiamo parlando di 3-4 centimetri al massimo, con un limite teorico di 10 cm: questo significa che un POS non può leggere la tua carta dall’altra parte della stanza o dalla tasca dei pantaloni mentre cammini.
Questo limite fisico rappresenta già di per sé una barriera di sicurezza fondamentale. In Italia il limite per i pagamenti senza PIN è stato progressivamente aumentato fino a 50 euro, mentre per importi superiori viene sempre richiesta l’autenticazione. Alcuni istituti permettono addirittura di personalizzare questa soglia direttamente dall’app, abbassandola se preferisci maggiore controllo.
I terminali pagamento POS moderni sono progettati con diverse protezioni integrate. Possono processare una sola transazione alla volta, anche quando più carte si trovano nel campo di lettura. Inoltre, è impossibile effettuare più pagamenti consecutivi con la stessa carta sullo stesso terminale in un breve lasso di tempo: un meccanismo pensato proprio per bloccare eventuali tentativi fraudolenti.
I miti da sfatare sui furti contactless
Ti starai chiedendo se quel video virale su TikTok, quello del ladro che sfiora le borse con un POS portatile, corrisponda alla realtà. La risposta è più rassicurante di quanto pensi: la maggior parte di quei contenuti sono video decontestualizzati, spesso girati all’estero o addirittura con attori. Certo, qualche caso reale esiste (come l’arresto di una donna a Sorrento con un POS pirata), ma parliamo di episodi isolati e non di un fenomeno diffuso.
Il mito della clonazione è probabilmente il più radicato, eppure è sostanzialmente falso. Un’operazione contactless non trasmette i dati sensibili necessari per clonare una carta moderna con chip o per effettuare acquisti online. Stefano Zanero, professore di sicurezza informatica al Politecnico di Milano, lo ha confermato chiaramente: esistono barriere tecnologiche e normative che rendono quasi impossibile completare una transazione senza la collaborazione del proprietario.
E il furto in metropolitana o in autobus? Tecnicamente un malintenzionato potrebbe tentare una micro-transazione avvicinando un POS alla tua borsa, ma dovrebbe stare letteralmente incollato a te per diversi secondi. Non solo: la presenza di altre carte, tessere o persino del passaporto nel portafoglio crea interferenze che nella maggior parte dei casi impediscono la lettura.
Dove si nascondono i veri rischi
Se i pagamenti contactless sono così sicuri, dove finiscono davvero i soldi delle vittime di frode? I numeri parlano chiaro: secondo l’EBA (European Banking Authority), il tasso di frode sui pagamenti con carta in Europa è dello 0,029% del valore totale delle transazioni. Il valore medio di una frode con carta si attesta intorno agli 86 euro, ben lontano da importi significativi.
Il vero nemico non è rappresentato dalle onde radio, ma dalla manipolazione psicologica. Le statistiche mostrano che la più grande vulnerabilità nel sistema dei pagamenti non è la tecnologia, bensì l’essere umano. Il rischio maggiore non è che qualcuno ti sfiori con un POS, ma che ti convinca a fornire volontariamente i tuoi dati tramite SMS di phishing, telefonate allarmanti o siti web clonati.
Il direttore della Polizia Postale ha sottolineato un dato significativo: quasi tutte le truffe di successo richiedono una qualche forma di collaborazione involontaria da parte della vittima. L’efficacia di misure come il Chip&PIN e la Strong Customer Authentication ha reso gli attacchi puramente tecnologici molto più difficili e costosi per i criminali. Ecco perché oggi preferiscono puntare sull’inganno piuttosto che sulla tecnologia.
Come proteggersi e cosa fare in caso di frode
Piccolo segreto: pagare con lo smartphone, tramite wallet digitali, rappresenta il pagamento contactless più sicuro rispetto alla carta fisica. Il motivo è semplice: prima di ogni transazione, anche per un solo euro, il telefono richiede un’autenticazione biometrica (impronta o riconoscimento facciale) oppure un PIN. In più, la tokenizzazione fa sì che il numero reale della carta non venga mai trasmesso al terminale.
Se preferisci continuare a usare la carta fisica, esistono comunque diverse soluzioni. La maggior parte dei portafogli moderni integra già un blocco RFID, oppure puoi acquistare custodie schermate apposite. In alternativa, molte app bancarie permettono di disattivare completamente la funzione contactless con un semplice tap.
In caso di transazioni sospette, la buona notizia è che i circuiti come Mastercard e Visa offrono garanzie concrete. Mastercard, ad esempio, rimborsa interamente le spese non autorizzate, anche al di sotto della franchigia prevista per legge. La procedura di chargeback permette di contestare addebiti fraudolenti e ottenere il rimborso: un vantaggio della tracciabilità che il contante non potrà mai offrire.
Possiamo concludere affermando che i pagamenti contactless rappresentano una delle tecnologie più sicure nel panorama dei sistemi di pagamento moderni. I miti sui furti a distanza sono in gran parte infondati, mentre i veri rischi si nascondono nel phishing e nelle truffe basate sull’inganno. Controlla regolarmente i movimenti del tuo conto, valuta l’uso dello smartphone per i pagamenti e ricorda: la tua attenzione resta la migliore protezione contro i truffatori.


